Luciano Moggi stronca Carraro: “Ecco perché Calciopoli si basa sul nulla”

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Luciano Moggi, ex direttore della Juventus, ha atteso qualche giorno prima di rispondere all’ex capo del Coni Franco Carraro.

Moggi in premessa ricorda che “A novembre 2017 il dott. Franco Carraro si confessò al “Corriere della Sera” parlando di Calciopoli in maniera decisamente diversa dal solito, magari sottovoce, facendo però capire che quanto successo durante la sua presidenza era “il niente”, giganteggiato fino all’estremo limite da chi in quel momento aveva in mano la giustizia sportiva: l’Avv. Guido Rossi”.

“Finally!” – direbbero gli inglesi – è uscito allo scoperto, anche sconfessando, magari involontariamente, alcune sue precedenti interviste, dove rimproverava alla Juve di contare 38 vittorie di campionato mentre per lui gli scudetti conquistati erano soltanto 36″.

“E in effetti tanti sono, se non si tiene conto, come appunto faceva Carraro, dei due scudetti vinti sul campo dalla Juventus nel 2004/5 e 2005/6: il primo (2004/5), assegnato addirittura all’Inter che era arrivata terza in classifica, con la seguente motivazione: premio per una società dal passato limpido, “senza macchia”.

Moggi non dimentica nemmeno la vicenda legata “al passaporto falso di Recoba”, dove Carraro “era riuscito a fermare la mano di Guido Rossi, nemmeno i documenti trafugati alla Motorizzazione di Latina da chi voleva fare una patente “falsa” all’uruguaiano, per potergli confezionare un documento contraffatto da cittadino comunitario. Non si tenne neppure conto della sentenza della Giustizia Ordinaria che colpì il manager nerazzurro per aver commesso tanto”.

Si passò insomma sopra a tutto, pur essendo un’illegalità che avrebbe dovuto comportare la retrocessione della squadra alla categoria inferiore, se non ci fosse stato l’aiuto di Carraro Presidente che a quel tempo ebbe a dire: “non posso far retrocedere l’Inter perchè Moratti ha speso tanto per acquistarla”. Ammettendo con ciò di aver preso per mano la giustizia sportiva per non colpire l’Inter, in netto contrasto con quanto dichiarato nell’intervista stessa quando asserisce che la giustizia sportiva è per natura molto severa”.

“Sarebbe stato sicuramente più giusto se avesse detto che “la Giustizia sportiva è tanto più severa a seconda di chi la applica ma soprattutto delle società verso cui si applica”. Come fece appunto il Commissario Guido Rossi contro la Juventus, trascurando completamente il suo conflitto d’interessi per essere stato consigliere dell’Inter. Tra l’altro non assegnando il campionato 2005/6 vinto anche questo dalla Juve, come il precedente del 2004/5, che i bianconeri stanno tuttora reclamando”.

“E proprio su questo tema, relativo all’attribuzione degli scudetti in questione, Carraro ha fatto chiarezza qualche giorno fa in un’intervista all’emittente napoletana Radio Kiss Kiss, dichiarando che la Juve continuerà invano a reclamare i due scudetti perchè sono il frutto di un accordo tra i legali della stessa Juventus e la Federazione, capeggiata dal Commissario Straordinario, Avv. Guido Rossi”.

Una situazione che portò a diminuire la pena alla Juventus purché non facesse ricorso al Tar e al Consiglio di Stato (che avrebbero mantenuto la Juve in serie A, Portogallo insegna). Come se la Juventus fosse stata riconosciuta colpevole di qualcosa (vedi sentenza). Per cui adesso si può capire il motivo dell’intromissione di Montezemolo per bloccare il ricorso al TAR ricevendo pubblicamente i complimenti di Blatter: evidentemente a Montezemolo interessava ingraziarsi il Presidente della FIFA. Si può altresì intuire perchè l’avvocato Zaccone, difensore della Juventus, dichiarò al processo che aveva letto le carte in una sola settimana e aveva capito che la Juve avrebbe corso “seri pericoli”. Peccato per lui, perché la sentenza raccontò cose diverse: “campionato regolare, nessuna partita alterata”. Con la Juventus quindi esente da reati di cui all’ex art.6″.

“Ciononostante furono firmati gli accordi per lasciare i due scudetti per strada, così come ci ha fatto capire Carraro. Tanto da far pensare adesso che la Juve sia andata a processo difendendosi male o impreparata (?) o che, morti l’Avv. Gianni Agnelli, il dr. Umberto Agnelli e l’avv. Chiusano, prevalesse il desiderio di disfarsi della triade a costo del sacrificio della retrocessione in B, nonostante la società non avesse commesso alcun reato, come ammette Carraro. Desiderio non facile da mettere in atto, perché quei dirigenti avevano entusiasmato per le vittorie conseguite, oltretutto senza mai chiedere elargizioni da parte dell’azionista”.

“[…] Sbaglia grossolanamente (?) anche quando dice che il mio desiderio era di sentirmi dire “bravo” dalla gente: a me bastava la gratificazione dell’azionista e provavo sicuramente soddisfazione per le vittorie con le squadre che riuscivo a mettere insieme, e senza alcun bisogno di influenzare gli arbitraggi: per vincere erano sufficienti coloro che scendevano sul rettangolo di gioco, e l’assoluzione di tutti gli arbitri indagati ne è la più grande conferma. Magari era proprio Carraro a recitare questa parte quando diceva al designatore di aiutare alcune squadre in zona retrocessione (Lazio e Fiorentina), o di aiutare l’Inter in occasione di Inter-Juve (novembre 2004)”.

Lo ringrazio comunque, perché sul finire della stessa intervista si è completamente ripreso. Quasi un Carraro redento, si potrebbe dire “meglio tardi che mai”, specialmente quando asserisce delle verità inconfutabili:
1) che la Juventus non ha mai vinto in modo illecito. E questo lo conferma sia la sentenza del processo sportivo (“campionato regolare, nessuna partita alterata”) sia la magistratura ordinaria che, in mancanza di meglio, prende in esame “i reati a consumazione anticipata”: quali possano essere non è dato di sapere, essendo stati tutti assolti gli arbitri indagati.
2) che Calciopoli si basa sul nulla, e non essendoci nessuna elargizione di danaro può essere solo una questione di potere e forse di chiacchiere.
3) che la Juventus vinceva perché aveva i giocatori migliori e gli allenatori migliori (#Lippi e Capello).
4) che la Nazionale italiana che vinse il mondiale in quel di Berlino nel 2006 era basata sulla Juventus, che contava ben nove giocatori nelle due squadre che si contesero il titolo, oltre al ct Marcello Lippi e al massaggiatore (Esposito).

“Siccome penso che faccia piacere sentire anche il parere di menti eccelse sull’argomento, per finire mi piace rinverdire a Carraro quanto ebbe a dichiarare il grande scrittore Enzo Biagi su Calciopoli: “una sentenza pazzesca costruita sul nulla perchè punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente. Il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna”.

“E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? E perché tutto è uscito fuori in un determinato momento, tra Lazio-gate di Storace, la lista nera di Telecom, poi calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche, hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?”

“Oltre a ricordargli che uno degli autori di tanto sconquasso nel mondo del calcio è quel Luca Palamara che adesso si trova indagato dai suoi stessi colleghi che evidentemente hanno capito i veri motivi che inducevano questo PM a indagare su persone e cose CONOSCIUTE al solo scopo di accrescere la propria fama (su calciopoli lo ha dichiarato lui stesso durante la trasmissione “non è l’Arena” di Giletti)”.

“Lo pregherei infine di rivolgere un referente pensiero verso i due personaggi illustri: Biagi, che aveva capito sul nascere i veri motivi di calciopoli. E il Presidente Cossiga, che ebbe l’abilità di individuare le mosse di Palamara ancor prima che le facesse. Potrebbe un giorno dormire in pace con la propria coscienza evitando di parteggiare sempre per cose di suo esclusivo interesse, tra l’altro smentendo chi un giorno disse a me e Giraudo: ”Carraro è uno che pensa solo ai fatti suoi”. Era una grande persona che lui definisce anche adesso con la parola “amico”.