Agnelli cita Mario Draghi: “Se non ci muoviamo, rimarremo soli…”. Poi l’allarme: “Non possiamo dare per scontati i tifosi, o rischiamo di perderli”

473

Il presidente della Juventus Andrea Agnelli ha parlato nel corso della 25ª Assemblea Generale dell’Eca:

Spiccano alcuni passaggi come quello dedicato a Mario Draghi a margine del suo discorso. Agnelli cita infatti una frase dell’attuale premier italiano:

«Voglio chiudere citando Mario Draghi: ‘Se non ci muoviamo, rimarremo soli nella illusione di quello che siamo, nell’oblio di quel che siamo stati e nella negazione di quel che potremmo essere’».

Citazione che riassume quanto dichiarato da Agnelli nel corso del suo intervento:

Il calcio è a un bivio, bisogna cambiare. Ci sono troppe partite non competitive, tanto in Italia quanto in Europa”, ha premesso il presidente della Juventus Andrea Agnelli.

La collaborazione e l’unità ci hanno consentito di completare la stagione 2019/2020 e di gestire la pandemia. Per quanto non siamo ancora al centro della crisi, siamo ancora colpiti dagli effetti della pandemia”.

“Anzitutto, non abbiamo tifosi in quasi tutta Europa e i giocatori sono stressati fino al limite da un calendario molto contestato. La perdita di incassi è attorno ai 6,5/8,5 miliardi in due stagioni. Sono colpi sulle spalle dei club. Il Covid-19 ha posto delle serie domande sulla sostenibilità dell’attuale modello di calcio”.

Agnelli ricorda agli addetti ai lavori che “negli ultimi mesi si è palesato un interesse da alcuni grandi soggetti a livello finanziario sul calcio, basta pensare a cosa sta tuttora succedendo in Italia con la trattativa con i fondi. Ma penso anche a tante altre situazioni, a partire dalle fughe di notizie sull’interesse di JP Morgan nella Superlega. Questi soggetti non sono interessati alla solidarietà, ma nei ritorni dagli investimenti. Se cambiamo, possiamo guardare a questi investimenti. Calcio, economia e politica sono al bivio”.

Dobbiamo anzitutto mettere i tifosi al centro: il sistema attuale non è fatto per i tifosi moderni. Le ricerche dicono che almeno un terzo di loro seguono almeno due squadre; il 10 per cento segue i giocatori, non i club. Molto probabilmente ci sono troppe partite che non sono competitive, sia a livello nazionale che a livello internazionale. Non possiamo dare per scontati i tifosi, o rischiamo di perderli”.