Mughini tuona: “Eleggere Sarri a capro espiatorio è troppo facile. Come hanno fatto due uomini espertissimi di calcio come Paratici e Nedved a credere che potesse andare altrimenti”

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Dopo l’esonero di Sarri da parte della Juventus, arriva a stretto giro il commento di Giampiero Mughini tramite la consueta lettera aperta a Dagospia.

Credo che almeno i due terzi della gran marea di innamorati della Juve stiano alzando il calice per l’esonero del Maurizio Sarri da loro odiatissimo”, esordisce il giornalista.

Che poi premette di essere “fra quelli che reputarono negativamente l’esonero di Massimiliano Allegri, l’allenatore che aveva sul petto le medaglie di cinque scudetti e di due finali di Champions, io non levo nessun calice: mando anzi un saluto a un grande uomo di calcio che pure non ha trovato a Torino la sua tana giusta”.

Mughini “sbuggiarda” Nedved e Paratici e scrive: “E’ stato pazzesco credere – e che lo credessero due uomini espertissimi di calcio quali Fabio Paratici e Pavel Nedved – che potesse andare altrimenti, che lui arrivasse alla Juve e facesse quel che aveva fatto a Napoli. Creare una squadra dal nulla forte di quei tre bassottini avanti che schizzavano da tutte le parti”.

E ancora: “Venire a Torino e insegnare calcio a tipini come Ronaldo, Bonucci, Pjanic, Dybala? E difatti lui ci ha tentato innanzitutto con Ronaldo, al quale ha chiesto di giocare da centravanti, da uomo che sta al centro dell’area. E quello gli ha risposto con un no risoluto. Il suo reame è un altro, partire da sinistra e accentrarsi”.

Poi il giornalista e scrittore di fede bianconera ripercorre a ritroso le tappe della disfatta di Sarri: Tutto il resto viene da sé, a cominciare dal mistero di una difesa che era stata per anni e anni il forte della Juve, un reparto che si rafforza con l’acquisto sonante di un giovane difensore forse il più forte al mondo e che pur tuttavia prende gol a grappoli come non succedeva alla Juve da svariati decenni”.

Come pure “il congedo di quel giocatore che per quattro anni era stato una risorsa preziosa in ogni zona del campo e in ogni tipo di partita, il gigantesco Mario Mandzukic che se non sbaglio Sarri giudicava un “non giocatore”. No, eleggere Sarri a capro espiatorio è troppo facile. I problemi della Juve odierna sono numerosi”.

“Li ha aggravati una campagna acquisti che non è risultata felice. Rabiot e Ramsey, giocatori acquistati a parametro zero, ai quali vanno però pagati stipendi sontuosi, sono stati due scelte azzeccate? A voi l’arduo giudizio. Rabiot forse sì, l’altro non so”.

Uno come il dottor Chiellini non ha l’eguali al mondo per temperamento, potenza fisica, classe e tutto, solo che l’anno prossimo avrà un anno in più. E quanto al nostro centrocampo ve lo ricordate e fate un confronto con quello che allineava tipini quali Andrea Pirlo, Marchisio, Pogba, Vidal? E che dire del fatto che avevamo cercato a tutti i costi di vendere il diamante che ha nome Paulo Dybala?”

“Per gusto sono poi uno che non fa il toto-allenatori. Dipendesse da me il nome di Simone Inzaghi sarebbe il primo della lista. Dipendesse da me, applaudirei il ritorno di Allegri, al quale vanno fatte delle scuse”.