lunedì, 22 Aprile 2024

A. Bosco: “Diritti della Juventus calpestati. Mega danno ai bianconeri, “castrati” dalla fretta di Chinè”

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Stavolta a tuonare per l’ingiustizia subita dalla Juventus, è Andrea Bosco sulle colonne di Tuttojuve:

“Quindi “l’odiatore della Juventus“ trasferito dalla procura di Torino in altra sede, al pari di Gianoglio, e dell’ultimo del “trio de la muerte“ del quale non rammento il nome, non potevano indagare sulla Juventus per “incompetenza territoriale“. Infatti la Cassazione ha deciso lo spostamento a Roma dell’inchiesta Prisma“. Esordisce così il giornalista di fede bianconera.

“Cosa dirà Gabriele Gravina di tutta questa storia? Ora pensa a Spalletti, alla Nazionale e alla Macedonia (brutti ricordi). Poi? Con quale faccia sosterrà il  “suo “Chinè? Con quella di sempre: scultoreamente bronzea”, la conclusione dello scruttore dopo aver scritto quanto segue:. 

Peccato che quei bravi magistrati “incompetenti territorialmente“ per l’inchiesta che non avrebbero, né dovuto, né potuto fare, abbiano attinto a piene mani a tutto l’armamentario a disposizione delle procure: intercettazioni (anche con i trojan), perquisizioni (anche negli uffici degli avvocati), fuga di notizie che avrebbero dovuto essere secretate, dati in pasto (perché non si indaga sulle “manine“?) ai media, il “ribollente sentire popolare“ vellicato a dismisura, l’invasione a gamba tesa (consentita) di uomini del mondo del calcio, della magistratura, della politica, delle istituzioni. Le opinioni sono una cosa lecita: le “sentenze“ anticipate sui giornali sono la lebbra del sistema giudiziario italiano”.

Ebbe più “garanzie“ Al Capone rispetto a quelle avute dalla Juventus. I cui diritti sono stati calpestati. Ma non solo dai pm piemontesi. Chinè, procuratore federale che sulla base delle carte dell’inchiesta Prisma ha letteralmente castrato la Juventus, si è mosso come una carro armato. Perché parliamo di Chinè, non di Fracazzodavelletri. Parliamo di Chinè, ex capo di gabinetto nel governo Draghi. Uno che non poteva ignorare che la procura di Torino non era competente ad istruire il casino messo in piedi sul sesso degli angeli: le plusvalenze. Per onorare le quali, per la Juventus si è ipotizzato qualche cosa di simile al “falso in bilancio“.

Non pare a Chinè di aver agito in modo frettoloso se non sconsiderato? Perché è stato Chinè ad ammollare la sanzione che ha privato la Juventus, nonostante l’avesse ottenuta sul campo (vedi un poco: un’altra volta, come nel 2006) della qualificazione in Champion’s con relativo mega danno economico. Perché Chinè ha avuto fretta? Aspettiamo da Chinè una risposta”.

Ora il processo spostato a Roma dovrà riprendere dall’inizio. Dovranno essere rilette tutte le carte, si dovranno fissare le udienze, ascoltare le testimonianze, vagliare le eccezioni che la difesa presenterà. La giustizia in Italia non è celere. Lo è quella sanculotta di Gravina, ma questo è un altro discorso. Fa parte viceversa del medesimo discorso il “patteggiamento“ accettato dalla Juventus. Perché non ricorrere al Tar? Elkann mica penserà di cavarsela con due parole? Elementi a discarico la Juventus ne avrebbe avuti.

“Per esempio Tiago Pinto che afferma di aver dovuto rinunciare alle vacanze “perché impegnato a realizzare le plusvalenze“. O bella: plusvalenze. Non affari, non cessioni, non scambi: plusvalenze. Per esempio Aurelio De Laurentiis che in tempi non sospetti aveva affermato che: “il dominio della Juventus doveva essere fermato“. Con le inchieste giudiziarie, presidè? Per esempio Claudio Lotito che da decenni (e ancora non ha finito) con la sua Lazio fa una sorta di “doping finanziario“ grazie alla rateizzazione concessa per decreto da un governo Berlusconi. Una rateizzazione di 23 anni. Se vai in banca e chiedi un mutuo (magari indicizzato) da estinguere in 20 anni ti guardano, di questi tempi, come un alieno.

“E’ una oscura vicenda che come nel gioco dell’Oca è tornata alla casella iniziale. Ministro Nordio, mettiamo che tra qualche anno quando il procedimento si concluderà, la Juventus risulti non colpevole, chi la risarcirà per il danno economico e di immagine? Gianoglio? Chinè? Gravina? Magari per avere giustizia e palanche la Juventus dovrà rivolgersi al Tribunale di Strasburgo. Perché in caso di assoluzione, solo quel foro potrebbe farla ripagare dei danni subiti. Dallo Stato. Visto che Gravina e la sua pittoresca federazione sono in bolletta.. A no: la Juventus a Strasburgo non ci andrà. Non ci andò Cobolli Gigli che pure aveva in mano la relazione di Dupont che invitava ad andarci, nel 2006. A mio parere Elkann probabilmente pensa che Strasburgo sia solo una magnifica cattedrale, una società di calcio di media importanza, una linea di 25 chilometri che “sedusse“ i leghisti di Milano per i suoi jumbo-tram.

Sapete tutti, immagino, cosa sia un prisma. Forse ne avete la percezione geometrica . Ma forse ne ignorate il significato esoterico: un prisma “illumina“ su un altro mondo. Fa luce là dove ci sono le tenebre. Colpito dalla luce la sua luminescenza si riverbera come un arcobaleno. Questo Gianoglio and company , con quel nome “Prisma“, hanno recapitato alla pubblica opinione: vi faremo vedere il lato oscuro della Juventus. Perché del lato oscuro del mondo del calcio, Gianoglio and company se ne sono disinteressati”.

Ma per Andrea Agnelli avevano ipotizzato il carcere. Nell’ambito di una inchiesta che non avrebbero dovuto, né potuto fare. Il consenso del paese nei confronti della magistratura si sta pericolosamente avvicinando ( secondo alcuni sondaggi) sotto al 40% . Sotto il 30% ci sono i forconi. A conferma che quella sulla giustizia è una emergenza , in Italia, non rinviabile. I casi di mala giustizia, sono quotidiani. Si finisce nel tritacarne per una “soffiata“, per un cavillo burocratico, per l’astrusità di una macchina elefantiaca. Ci sono magistrati che non applicano la legge; la interpretano. E questo è male. Anzi questo è “il“ male .

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