mercoledì, 24 Aprile 2024

Mondo del calcio in lutto. Addio a Carlo Mazzone. Suo il record di panchine in Serie A: 792

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È morto Carlo Mazzone, aveva 86 anni. Ci ha lasciato il tecnico romano, amatissimo da tutta l’Italia del calcio per la sua genuinità.

Legato ad Ascoli, dove si era trasferito dalla sua Roma, a Firenze valorizzò Antognoni, a Cagliari affinò il talento di Francescoli e a Brescia riportò Baggio ad alti livelli. Lanciò Totti e fece grande Pirlo.

Scrive Gazzetta: “Aveva 86 anni e se ne va portando con sé il record di panchine in Serie A: 792. Ci vorrebbero trecento pagine, e forse di più, per raccontare chi è stato. Ha vissuto mille esistenze, ha attraversato le esperienze schivando i pericoli e fiutando i tranelli, si è fatto condurre dall’unica stella polare che mai lo abbia tradito: la saggezza popolare”.

“Ci vorrebbero trecento pagine, e forse di più, per raccontare chi è stato. Ha vissuto mille esistenze, ha attraversato le esperienze schivando i pericoli e fiutando i tranelli, si è fatto condurre dall’unica stella polare che mai lo abbia tradito: la saggezza popolare. Già, perché per dire chi è stato Carletto Mazzone si deve partire dalle radici, dalla Roma del popolo, la sua Roma, in cui si mescolava un po’ di Alberto Sordi e un po’ di Carlo Verdone. Lui era così, quando allenava e quando stava in panchina. Ve la ricordate la famosa scena del 30 settembre 2001, quando corse sotto la curva dell’Atalanta dopo che il suo Brescia aveva segnato il gol del 3-3? Pareva di vedere un film. Solo che Mazzone non era un attore, ma recitava la parte di se stesso: così era stato, così era e così sarebbe rimasto. Verace, ecco l’aggettivo che forse più lo definisce. “Se famo tre a tre vengo sotto ‘a curva” gridò, dopo essere stato insultato per tutta la partita, mentre Roberto Baggio disegnava il gol del pareggio. E poi, rivolto all’arbitro Collina, nonostante fosse ancora travolto da un destino che non si aspettava, con lucidità e onestà, disse: “Buttame fori, me lo merito!”.

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