venerdì, 3 Dicembre 2021

Collina: Ecco come stanno le cose su Var, rigorini e interventi arbitri in tv

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Il presidente della Commissione arbitro della Fifa, Pierluigi Collina si è espresso a Sportweek, rubrica curata dalla Gazzetta dello Sport, in merito a Var, rigori per fallo di mani e delle polemiche che si stanno moltiplicando circa la possibilità di mandare gli arbitri in Tv a spiegare le loro decisioni.

Il mio giudizio sulla VAR è estremamente positivo. Sicuramente va perfezionata. Oggi è come un bambino che ha imparato a camminare ma non ancora a correre. Si sbaglia a fare paragoni, a dire che in Italia si usa di più: l’obiettivo è quello di uniformarne l’utilizzo dappertutto. Come? Semplificando. Riducendo i costi e le persone coinvolte”.

Collina affronta senza peli sulla lingua anche il tema dei cosiddetti “rigorini” concessi per certe tipologie di falli di mano.

“Se noi punissimo solo gli atti volontari, i rigori sarebbero pochissimi. Nessun calciatore colpisce volontariamente il pallone nell’area di rigore. Proprio per questo è stata cambiata la regola: prima la conditio sine qua non era la volontarietà, invece ora è solo una delle condizioni che rendono punibile il contatto tra mano o braccio e pallone. La più ovvia e banale, certo”.

L’ex arbitro internazionale precisa meglio il suo pensiero: Ma ci sono altre situazioni dove non c’è dolo, ma colpa, colpa grave. E anche quella va sanzionata. La colpa nasce quando le braccia sono in una posizione che non è giustificata dal movimento del calciatore”.

Infine Collina è intervenuto anche sulla retromarcia degli arbitri, sulla decisione di non spiegare le decisioni in tv.

Gli arbitri che possono andare in tv per spiegare le loro decisioni appartengono ad un’élite in grado di sopportare le pressioni, soprattutto le pressioni mediatiche. Pensiamo ad un ragazzino che viene picchiato in una partita delle categorie giovanili, per un rigore o un’espulsione”.

Lì la funzione dell’arbitro è permettere a dei coetanei di divertirsi insieme, di imparare quel che gli servirà nella vita e cioè il gioco di squadra. Non capire la portata sociale e educativa del ruolo dell’arbitro è gravissimo. Ed è ancora più grave quando a non capirlo sono i genitori”.

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