lunedì, 6 Dicembre 2021

Del Piero analizza la situazione della Juve: “Preoccupante. Ora bisogna rimboccarsi le maniche”

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La sconfitta contro l’Hellas Verona di Igor Tudor, la seconda consecutiva dopo la caduta interna contro il Sassuolo, ha fatto scivolare la Juventus al 9° posto in classifica. 15 punti in 11 partite, un bottino magrissimo che porta i bianconeri alla distanza abissale di ben –16 dalla vetta del campionato occupata da Napoli e Milan.

Ad analizzare la complicata situazione della Juventus, lo storico capitano bianconero Alessandro Del Piero, che nel corso di un intervento a Sky Calcio Club ha commentato:

“Alla Juve in questo momento mancano diverse cose. Quest’anno c’è stato un altro cambio in panchina, il terzo in tre anni. Ci sono state situazioni non solo di squadra e questi cambiamenti pesano un po’. L’ambiente Juve ti porta a non accontentarti, devi sempre vincere e tutto è esageratamente esploso nel bene e nel male. Di conseguenza quando arriva un momento del genere è difficile”.

“Quando venne rimosso Allegri dichiarò che la squadra era da rifondare – ricorda Del Piero. Sarebbe curioso capire perché ci siamo orientati sulla strada Sarri prima e Pirlo poi, ed entrambe sono state cambiate. Poi c’è stata la scelta forte di Agnelli che ci ha messo la faccia con Allegri. Bisogna capire se questa squadra è stata rifondata o se ha bisogno tempo. In Champions ha avuto un passaggio importante, ha dimostrato grandissima personalità, era concentrata, poi di nuovo un blackout. È una situazione un po’ preoccupante. Come minimo quest’anno ci vuole la conquista della qualificazione in Europa. Questa squadra in passato ci ha abituato a rimonte incredibili, ma ora come ora mi viene difficile pensarle”.

“Probabilmente all’interno sanno quali parti meritano più attenzione – ha continuato l’ex 10 bianconero. Oggi la cosa peggiore che può capitare alla Juve è che ci sia un attacco verso giocatori, società e allenatore. Quando ci sono momenti di crisi, bisogna stare uniti e capire come venirne fuori. L’unione fa sempre la differenza nelle grandi squadre, questo mini ritiro aiuterà. Se ci sono frizioni tra giocatori e allenatore si accumula veleno che fa male a tutti. Ci vuole unione. Pensare che l’allenatore non capisce niente, che quel giocatore non corre, che la società non c’è mai, sono iniezioni di veleno che fanno male a tutti”.

Nell’analisi della crisi Juve, non può mancare la partenza di CR7: “Non lascerei troppo da parte Cristiano Ronaldo. Lascia la Juve negli ultimi giorni di mercato, ma era un giocatore da 30-35 gol. Condiziona la squadra, lo sappiamo tutti, anche i giocatori. Di punto in bianco ti trovi in una realtà diversa. Non è una giustificazione, ma i conti si fanno anche così. Quando eri abituato ad avere giocatore che ti risolve le partite nelle sfide più importanti e che devi vincere, l’ambiente si adatta a questo. Sono dinamiche all’interno della squadra che hanno un certo tipo di peso. Anche lo stesso Allegri all’inizio disse che doveva ricostruire più di quanto pensasse, è alle prese con difetti strutturali più profondi di quanto si potesse pensare”.

“Noi ci ricordiamo della Juve di Allegri di tre anni fa dove in molte partite le bastava giocare 25 minuti per garantirsi la vittoria. Oggi, rispetto ad allora, non sono cambiati solo Allegri e alcuni giocatori della Juventus, ma è cambiato anche l’atteggiamento delle altre squadre quando affrontano i bianconeri. Non puoi più permetterti non avere il coltello tra i denti per 90 minuti. Ora le avversarie sanno psicologicamente che la Juve la possono battere. Quando parliamo di campioni, c’è anche l’aspetto psicologico che fa la differenza. In una squadra come questa devi essere al cento per cento“.

“Credo che la Juve negli ultimi dieci anni e mezzo abbia fatto cose straordinarie ed è passata già da alcuni cambi importanti generazionali. Mi ricordo il centrocampo con Pirlo, Pogba, Vidal e Marchisio, all’epoca il meglio che c’era. Nel corso di questo cambio generazionale ci sono stati certi tipi di acquisti e di stabilità. Due anni fa qualcosa è cambiato mandando via ad Allegri e cercando un cambio in panchina di un altro tipo. Si è data una svolta di rinnovamento che è continuata nella società con Marotta, poi con Pirlo e Paratici. La dirigenza riteneva certi cambiamenti indispensabili per migliorare le cose, ma evidentemente in questi ultimi anni si sono sedimentati problemi più grandi rispetto a quelli che un allenatore può risolvere. All’interno della dirigenza c’è tanta confusione ed è difficile affrontare certe situazioni così. Bisogna rimboccarsi le maniche con ferma onestà“.

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