Lippi: “Mio padre odiava la Juve. Andai sulla sua tomba e gli dissi: ‘Papà, abbi pazienza, ma io ci vado alla Juve'”

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Nel corso di un’intervista concessa a Caterina Balivo per il podcast Ricomincio dal NO, l’allenatore Marcello Lippi che ha condotto la Nazionale alla vittoria del Mondiale 2006, si è raccontato in occasione del suo 73° compleanno. Numerosi gli aneddoti ricordati da Lippi riguardanti i momenti più belli della sua carriera, e anche quelli più difficili.

Tra questi ultimi, il ricordo legato alla madre, scomparsa solo 3 mesi prima del Mondiale 2006: “Quando ho vinto l’ho pensata. Avevo una sua collana d’oro, che mettevo sempre al braccio. Un giornalista scrisse che ostentavo il bracciale, in sala stampa lo rimisi al suo posto”.

Lippi ha poi ricordato anche l’Avvocato Gianni Agnelli: “L’Avvocato era troppo forte, era fantastico. Lui non veniva neanche a vedere la Juve, andava a vedere l’Inter, il Milan. Questo perché quando arrivai io nel 1994 – ha ricordato Lippi, la Juve non vinceva lo scudetto da 10 anni. Una volta gli chiesero: “Come vede la Juve?”. In quell’anno la Ferrari stava andando male, un po’ come ora, e lui rispose: “Mah, è più facile che la Ferrari vinca il Mondiale che la Juventus lo scudetto“. Siamo diventati campioni d’Italia. Alla fine dell’anno l’Avvocato venne a salutare e festeggiarci. Quando andai a salutarlo lui disse agli altri: “Vedete quel signore là? Al 99% è merito suo se abbiamo vinto il campionato”.

Lippi ha poi rivelato: Mio padre odiava la Juve. Era un vecchio socialista, di quelli al bar, che odiano il potere. Un giocatore avversario spezzava la gamba a uno juventino, l’arbitro dava rigore, e lui diceva: “Non è vero, non era rigore”. Era un anti-juventino. È morto nel ’91, quando nel ’94 sono andato alla Juve andai alla tomba di mio padre e gli dissi: ‘Papà, abbi pazienza, ma io ci vado alla Juve. Stammi vicino, te ne farai una ragione, ma io ci vado alla Juve“.