Caso Suarez, pubblicata la deposizione di Cherubini: “La decisione di svolgere l’esame era stata presa dal calciatore, che peraltro non era un tesserato della Juve”

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Il caso Suarez, relativo all’esame farsa sostenuto dall’attaccante uruguaiano per ottenere il passaporto italiano, si arricchisce di nuovi dettagli.

A rivelarli è stavolta il Corriere dell’Umbria che ha pubblicato sulle sue colonne il verbale del dirigente della Juventus Federico Cherubini, ascoltato dai pm lo scorso 11 novembre:

I contatti con l’avvocato Chiappero li ha tenuti Paratici, che è il dirigente apicale. Uno o due giorni dopo l’esame Paratici ricevette un messaggio da parte dell’avvocato di Suarez o da Suarez stesso, con il quale si voleva ringraziare l’ateneo per la disponibilità dimostrata nel corso dell’esame”, le parole di Cherubini.

“Non avendo io alcun contatto con l’Università per Stranieri e volendo trasferire questo ringraziamento, ho chiamato Oliviero e gli ho passato al telefono Paratici, il quale gli ha brevemente riferito il messaggio di ringraziamento di Suarez”.

“Il mio ruolo è stato di connessione con la realtà di Perugia, data la mia provenienza geografica, infatti sono di Foligno. La trattativa col calciatore era eseguita in prima persona da Fabio Paratici”, conferma Cherubini.

I primi di settembre verificammo che il calciatore non aveva il passaporto italiano ed era necessario acquisire la certificazione della lingua italiana. Lo staff di Suarez, che aveva acquisito informazioni presso il consolato di Barcellona, ci informò che la certificazione si poteva conseguire presso l’Università di Siena o di Perugia”.

Nel corso di una riunione, mi pare in data 7 settembre 2020, il segretario generale Maurizio Lombardo mi chiese se conoscevo Maurizio Oliviero, rettore dell’Università statale di Perugia. Risposi che lo conoscevo e avevo il contatto telefonico. Lo chiamai e nel corso della telefonata esposi la nostra problematica ed Oliviero mi rispose, precisandomi che la competenza del rilascio del certificato era della Stranieri. Quindi mi diede il contatto di Olivieri”.

Successivamente il 10-11 settembre, ho ricevuto una telefonata da Oliviero perché la vicenda dell’esame era diventata di dominio pubblico. In particolare Oliviero mi chiede se la Juve avrebbe preso una posizione ufficiale sulla cosa, facendo ad esempio un comunicato stampa. Io feci presente che non avremmo fatto nulla come società perché la decisione di svolgere l’esame o meno era personale del calciatore, che peraltro non era nostro tesserato”.