Andrea Bosco: “Juve-Napoli, la conclusione della vicenda puzza di politica. Ma potrebbe non essere ancora finita”

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Andrea Bosco tuona contro la decisione del Collegio di Garanzia del Coni su Juve-Napoli e non si dice affatto stupito.

Il piatto era stato preparato dalla diserzione della Federazione. È toccato al procuratore Alessandra Flammini Minuto prendere a ceffoni il lavoro del giudice Mastrandrea (primo grado) e quello di Sandulli (appello )”, spiega Bosco.

Hanno vinto la battaglia il Gatto e la Volpe: Il calcio italiano arrischia di perdere la guerra. La Federazione ha perso la faccia. Non so, francamente, come Sandulli possa continuare a lavorare per una Federazione che l’ha abbandonato”, scrive perplesso il giornalista.

Visto che del protocollo (Uefa ) siglato tra il governo e la Federazione, il Collegio di Garanzia ha fatto carne straccia, oggi molti commentatori temono per il futuro del campionato.
Ed auspicano, per non distruggere il giocattolo, che certi comportamenti non vengano bissati. E che in presenza di nuove positività le società coinvolte si comportino con lealtà: rispettando quel protocollo che il Collegio di Garanzia del Coni ha scaraventato nel cesso. Chiedono di non tradire: per il bene del patrio pallone”.

Immagino cosa stia provando oggi Preziosi, orbato in un sola volta di 15 giocatori. Immagino il mal di fegato di Antonio Conte che, per il derby, ne perse quattro. Immagino cosa pensino quanti le regole hanno rispettato: senza ricorrere ad una amichevole Asl”.

Il giornalista prova prova a spiegare: “il Napoli cercava alibi per non giocare contro la Juventus. Ma la Corte d’Appello Federale non ha spiegato per quale motivo lo avrebbe fatto . Non avendolo spiegato, l’accusa (“dolo premeditato“) contro il Napoli è caduta. Il fatto che Gravina abbia deciso di non presentarsi a sostenere i magistrati della Federazione, pare sia stato interpretato come un segnale di non belligeranza. Una decisione che farà giurisprudenza. E che in molti potrebbero avere la tentazione (o la “necessità”) di cavalcare” .

Visto che don Aurelio ama stravincere, un minuto dopo la fine dei lavori “collegiali“ ha “cinguettato“: “Viviamo in un paese dove chi rispetta le leggi non può essere condannato. E il Napoli segue sempre le regole“. Si chiama “pernacchio“: lo hanno inventato a Napoli. Al pari del gioco delle tre carte”.

Insomma la conclusione della vicenda puzza di politica. Il tifoso Spadafora, ministro napoletano dello Sport, non aveva fatto mistero da che parte, nella querelle, stesse. Potrebbe aver ottenuto il “ristoro“ che si aspettava. Ora forse Malagò, otterrà che Spadafora muova il sedere per indurre il governo a concedere al Coni l’autonomia finora negata. Evitando che il Cio continui ad incaxxarsi, privando l’Italia (alle prossime Olimpiadi) della bandiera e della maglia”.

“Finita? Non ancora. Assicurata la revisione delle precedenti sentenze, resta aperto il fascicolo della procura federale, sul rispetto del protocollo sanitario, sul quale la Figc, assente in sede di giudizio, potrebbe intervenire. Potrebbe: campa cabballus”, chiude Andrea Bosco.