Pjanic: “Sarri non aveva fiducia negli uomini e questo mi ha disturbato”. Il retroscena su Andrea Agnelli

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Miralem Pjanic in una lunga intervista, ripercorre le tappe della sua avventura alla Juventus.

“Il giorno in cui sono arrivato a Torino, il mio primo giorno, sono stato ricevuto nell’ufficio del presidente e lui mi ha mostrato la foto della Juventus che aveva vinto cinque scudetti consecutivi negli Anni 30″.

“E mi ha detto: noi dobbiamo fare meglio di quella squadra, li dobbiamo superare. Questo obiettivo lo abbiamo raggiunto e non ci siamo fermati, abbiamo continuato a portare gli scudetti a casa, abbiamo fatto una finale di Champions, abbiamo vinto tante volte la Coppe Italia… Insomma, abbiamo completato un percorso di crescita molto importante”.

La Juventus è stata una tappa molto importante per me, un club che ho amato tanto, anzi che abbiamo, io e la mia famiglia, amato tanto. Sarò sempre grato a questo club: avrei avuto l’opportunità di andare al Barcellona anche prima, ma non lo ritenevo il momento giusto. Forse ci ho perso qualcosa a livello di carriera, ma ho sempre dato il massimo per la Juventus e non rimpiango nulla”.

E ancora: “Sono legatissimo ai tifosi, credo che loro abbiano riconosciuto il mio attaccamento alla maglia e la disponibilità nell’aiutare i miei compagni. Spero di essere stato un buon compagno per il resto del gruppo, personalmente ho conosciuto tantissimi grandi campioni e soprattutto grandi persone”.

Gigi, Chiello, Leo, poi è arrivato anche Cris, ma adesso sto parlando di chi ha costruito il ciclo. Lo stesso Marchisio mi ha aiutato moltissimo. Mi dispiace perché adesso dimenticherò qualcuno. Comunque ho legato tantissimo con loro e sono stati anni importantissimi e quello di cui sono sicuro è che quella società, per come è strutturata, avrà sempre una storia vincente perché è costruita per vincere. E’ un club importantissimo a livello Mondiale”.

Sono felice di tornare a Torino, mi dispiace enormemente che non ci sia il pubblico perché avrei voluto salutare tutti di persona. Però vi assicuro che quando avrò terminato la mia carriera, verrò a Torino con mio figlio per fare il tifo per la Juventus”.

Tornando ad Agnelli, Pjanic conferma che “Il presidente non parla mai per caso. E’ sempre molto presente nello spogliatoio, sa molto bene cosa succede, ascolta i giocatori, è sempre in contatto con lo staff”.

“Quello che ancora adesso mi dispiace è che Sarri non aveva fiducia negli uomini e questo mi ha disturbato. Quando uno si sbaglia nella valutazione delle persone mi dispiace e resta la cosa peggiore, perché ogni giocatore in quello spogliatoio ha sempre dato e darà sempre il massimo per il club e per la squadra”.

“Si può non andare d’accordo con uno o due, ma questo non ha mai condizionato l’impegno, perché tutti i giocatori vogliono vincere, perché sono professionisti incredibili che vogliono perseguire il loro obiettivo. Ecco, se un allenatore mette in dubbio questo, allora è lì che non scatta quella scintilla di cui parla il presidente. Nessuno mette in dubbio le qualità di allenatore di Sarri, ma c’è stato quel problema. Alla fine, però, abbiamo portato a casa un altro scudetto che non è mai una cosa semplice”.

Si capirà dopo tutto quello che è stato fatto, ma c’è anche un presidente eccezionale che lo ricorda ogni volta che parla. Non è semplice vincere tutti quegli scudetti, costa lavoro, fatica, serve talento. Auguro a Pirlo, di cui ero innamorato da giocatore, di avere la stessa carriera da allenatore”.