Chirico: “Stadi chiusi, ma allora perché quest’estate erano permessi raduni in massa sulle spiagge?”

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Tra meno di due settimane riprenderà il campionato e c’è ancora tanta incertezza per quanto riguarda la possibile presenza dei tifosi negli stadi.

La Regione Piemonte ha chiesto ufficialmente l’apertura dell’Allianz Stadium, attrezzato con apposito piano di sicurezza, ma le ultime dichiarazioni del Premier Giuseppe Conte non fanno ben sperare in un ritorno ad una, seppur graduale, normalità.

A commentare la vicenda anche il giornalista Marcello Chirico su ilbianconero.com:

“[…] Mi domando perché non si vogliano riaprire gli stadi. Ovviamente non ancora a tutti, ma anche solo ad un numero contingentato di spettatori. Sono stati riaperti cinema e teatri, siamo tornati al bar e al ristorante, vengono autorizzate manifestazioni e spettacoli all’aperto, tra pochi giorni verranno riaperte (finalmente) anche le scuole, però gli stadi no. Quelli devono restare chiusi. “Perché – spiega il presidente dell’ISS, Brusaferro – i raduni di massa sono considerati al mondo come il massimo livello di rischio”.

E allora perché quest’estate ci avete permesso di radunarci in massa sulle spiagge?

Agli allenamenti del Napoli, a Castelvolturno, sono stati consentiti 500 ingressi alla volta, l’amichevole Parma – Empoli si gioca alla presenza di mille persone, agli spettacoli dell’Arena di Verona possono assistere qualche altra migliaia […]. Però gli stadi devono restare chiusi. Nonostante le richieste di riapertura sollecitate da parecchi club e, a loro volta, presentate dalle Regioni alle autorità competenti, le quali però fanno muro. Perché “non esisterebbero le premesse per eventi con spettatori”. Ma come? E quelli finora autorizzati come mai li avevano?

Brusaferro ha spiegato che “ci sono una serie di problemi nel gestire l’ingresso e le uscite delle persone dagli stadi”. Eppure la Juventus, per esempio, ha corredato la propria richiesta d’apertura con un piano d’ingresso ed evacuazione dell’Allianz Stadium, e come lei si organizzerebbero pure le altre, ma niente da fare. Da Roma non ci sentono.

Pure Conte (Giuseppe) ha detto di ritenere “assolutamente inopportuna” una riapertura. Alla faccia di chi pone il rilancio dell’economia come uno degli obiettivi prioritari del proprio esecutivo.

I club non incassano un euro dalle biglietterie da marzo scorso ma devono fronteggiare comunque le spese vive, eppure la cosa sembra interessare a pochi. Un disinteresse governativo nei confronti del calcio già sperimentato durante il lockdown, quando sembrava impossibile far ripartire i campionati. Il motivo è sempre lo stesso: la paura di sbagliare e venire poi bersagliati di critiche. Ma con la paura non si può governare un Paese“.