A. Bosco: “Juve sistematicamente nell’occhio del ciclone. Singolare che il ritorno di Allegri sia coinciso con l’esplosione di questa inchiesta”

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Dopo che il quotidiano “La Verità“ ha messo nel mirino Massimiliano Allegri in relazione ad una presunta inchiesta di riciclaggio e scommesse sportive, il giornalista di fede bianconera Andrea Bosco, fa notare come alla fine la Juventus risulta sistematicamente nell’occhio del ciclone.

“C’è gente (come certi azzeccagarbugli) che fa perdere tempo e denari ai tribunali presentendo cervellotiche ricostruzioni. E pretendendo di dare improbabili spiegazioni alle sconfitte”, scrive il giornalista.

Questo è un paese dove conta “urlare”. E chi urla più forte ha maggiore visibilità. Ciò non toglie che in seno alla Juventus qualche cosa vada sistemata. Colpevole o vittima i casi (dalle infiltrazioni n’dranghetiste nelle curve bianconere, dall’esame farlocco di Suarez, a certe pompate plusvalenze) si susseguono, senza che la Juventus (almeno così non pare) voglia difendersi oltre che “nei processi“, anche “dai processi“. Perché l’anomalia del calcio italiano sta tutta nella memoria”.

Il giornalista rammenta come stabilmente “si ripropone a distanza decenni il farlocco gol di Turone, (Carlo Sassi dixit) frutto di un truffaldino montaggio in una moviola televisiva, ma ci si dimentica degli incredibili “passaggi“ di denaro transitato per mezzo mondo da parte di quel cinese che acquistò il Milan e che (come rivelò un inviato della Gazzetta dello Sport) a Pechino non solo non aveva un ufficio: neppure una targa aveva a giustificare l’esistenza della sue attività. Miniere inesistenti, secondo il New York Times”.

Tuttavia, “nessuno rammenta più i crack delle società, le valigette colme di dobloni per addomesticare gli arbitri, i caffè taroccati, le fidejussioni false, le iscrizioni presentate fuori tempo massimo, i nandroloni, la creatina, i passaporti falsi, le leggi ad personam con relativo spalmadebiti, le pilotate prescrizioni, i video scomparsi dai tribunali, le leggende metropolitane sugli arbitri rinchiusi nel proprio stanzino, i cartelli offensivi e volgari dei politici. Come risultò la “movimentazione” delle scommesse (legali, allora solo all’estero) in un 5 maggio?”

Ma oramai la frittata ai danni della Juve è fatta: “Resta il fatto che le smentite lasciano il tempo che trovano. Anche in caso di successiva acclarata innocenza (vedi il caso di Gigi Buffon) gli schizzi di emme restano”.

“Non si può sempre lasciar correre. La Juventus rappresenta una azienda e una grande famiglia . Soprattutto rappresenta una storia, fatta di milioni di persone. Sono queste persone che vanno tutelate. E’ singolare che il ritorno di Max Allegri (con un progetto quadriennale) sia coinciso con l’esplosione di questa inchiesta. Non sono un complottista: tuttavia”