Da Londra: “La magia delle sponsorizzazioni cinesi all’Inter. Sponsor regionali di dubbia provenienza per aggiustare il bilancio. Et voilà, il gioco è fatto”

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La grave crisi finanziaria che sta attanagliando l’Inter  ha oscurato le gioie per lo scudetto appena conquistato e le parole a ‘La Nacion’ del suo vicepresidente Javier Zanetti certamente non rassicurano l’ambiente:

“L’Inter attraversa un momento difficile dal punto di vista finanziario, il passivo è superiore ai 102 milioni di euro di cui si parla. Dobbiamo migliorare da questo punto di vista, ci vorranno almeno due anni per raggiungere un equilibrio”.

Ma ora è venuto a galla qualcosa di più grave a proposito della società gestita da Zhang e che ha origini profonde: è spuntato un report (pubblicato da affaritaliani.it) di un advisor londinese che ha analizzato i conti dell’Inter per conto di un potenziale acquirente.

Ebbene il revisore accende un faro sui ricavi della società del gruppo Suning nelle stagioni 2016-17, 2017-18 e 2018-19, contestandone la validità.

Il titolo del quotidiano economico d’altronde non lascia spazio a dubbi: “La magia delle sponsorizzazioni cinesi all’Inter – L’incredibile aumento dei ricavi dell’Inter”, con annesso un grafico.

La nuova proprietà cinese dell’Inter è stata in grado di generare un flusso di entrate una-tantum “da sponsor regionali” per la sbalorditiva cifra di quasi 300 milioni di euro di cui 131,4 milioni sono arrivati direttamente da un contratto infragruppo Suning e 165,6 milioni da presunte parti terze”, riferisce la rivista specializzata.

“Flussi che l’advisor non esita a definire “di dubbia natura”, anomalie profonde che non hanno di fatto una spiegazione logica. A meno che, e questa è una delle supposizioni che si possono fare, quegli sponsor e quei contratti milionari “a tempo” siano serviti a uno scopo”.

Ovvero quello di sostenere l’attivo finanziario e bypassare la morsa dell’Uefa sul financial fair play. La condizione di equilibrio dei conti necessaria a poter scendere in campo”.

Tutto questo perché l’Inter (con la Roma) era stata nel maggio del 2015 sanzionata dall’Uefa per il mancato rispetto dei parametri economico-finanziari.

Da lì, un accordo con la stessa organizzazione europea, il cosiddetto settlement agreement, per rientrare nei parametri entro il 2019. Quando nel 2016 rileva l’Inter, Suning sa che incombe sulla testa della squadra lo spauracchio dei conti sotto sorveglianza. Occorre quindi disperatamente aumentare i ricavi”.

E ancora: “Restano i contratti da sponsor e le attività commerciali, l’unico ambito in cui si possono trovare e presto nuove fonti di ricavo. Et voilà, ecco che con Suning arrivano i famosi contratti di “sponsorship regionale” (cinesi). 87 milioni nel 2017 e poi altri 100 milioni negli anni successivi. È l’incremento più consistente nei ricavi totali dell’Inter”.

La storia: “Il 28 giugno 2016 l’Inter cambia proprietà: complessivamente al termine dei tre esercizi di bilancio successivi (al 30 giugno 2017, 30 giugno 2018, 30 giugno 2019), il club è riuscito a realizzare “sponsorizzazioni cinesi” del valore di 297 milioni di euro, imprimendo una sorprendente crescita dei ricavi core del 46% (297 milioni su 651,5 milioni). Sono da rilevare però una serie di anomalie”. Eccole:

Affari Italiani in merito agli sponsor riferisce che si tratta di società che con il calcio hanno poco a che fare.

Inoltre, riferisce sempre la rivista specializzata i ricavi dalle “sponsorizzazioni regionali” fanno capolino letteralmente dal nulla nella stagione 2016-17 (87 milioni contro, alla stessa voce, i 351 mila euro dell’anno precedente nella gestione Thohir) e poi sembrano sparire all’improvviso tutti insieme (fra il 30 giugno e il 1° luglio) a metà 2019, nel momento cioè in cui il club mette a segno una performance migliore e può contare su alcuni giocatori superstar”.

I “contratti “definiti in modo approssimativo” e non riscontrabili in pratiche simili da nessuno degli altri blasonati team del Vecchio Continente, fa notare l’advisor, sono in grado di fruttare flussi di pagamento superiori al valore nominale siglato grazie a un sistema di bonus aggiuntivi che si sono concretizzati durante l’esecuzione degli stessi”.

E poi “ogni contratto prevede un’alta commissione d’ingresso”, e così “dai contratti cinesi arrivano in un colpo solo giusto giusto quei 100 milioni all’anno che servono a tenere a bada l’aumento forte dei costi. Il gioco è fatto. L’Uefa nel maggio del 2019 decreta la fine della sorveglianza sui conti della squadra”.