Cobolli Gigli: “Il comportamento dei calciatori è causato dall’assenza della società. Moggi vietava ai calciatori di portare perfino gli orecchini”

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Nel corso della trasmissione Il Sogno Nel Cuore in onda sulle frequenze di Radio 1 Station, l’ex presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli, ha commentato la situazione dei bianconeri in vista dell’atteso recupero di domani contro il Napoli.

“Sono un tifoso in lutto, la mia squadra è in una situazione complicata – ha dichiarato l’ex presidente bianconero -. Il problema di questa Juventus non è Pirlo, ma è stato l’aver lasciato andare un allenatore forte e vincente come Allegri per passare a Sarri. Quello è stato il passo che, dal mio punto di vista, non andava fatto”.

“La mia opinione su Maurizio è un po’ critica – ha continuato Cobolli Gigli -. Non ho mai capito perché abbia accettato la panchina, nonostante si sia apertamente dichiarato anti-Juve. Le responsabilità di Pirlo sono le minori, l’area tecnica è deficitaria, e parlo di Nedved e Paratici“.

In merito al recupero della partita Juventus-Napoli, Cobolli Gigli non è sembrato molto fiducioso sulle possibilità dei bianconeri:Il Napoli ha tutto dalla sua per poter vincere, anche con un risultato largo, considerato che, sulla nostra difesa, peseranno le assenze di Bonucci e Demiral. La partita sarà fondamentale per entrambe le squadre per arrivare in Champions. In più, per la Juve, non arrivare tra le prime 4, sarebbe un fallimento sportivo, senza gli introiti Champions, saremmo costretti a vendere Dybala per ripianare il bilancio. L’argentino, tra l’altro, con quella cena assolutamente fuori luogo, ha aggravato pesantemente la sua posizione“.

Cobolli Gigli ha poi rivolto un sottile rimprovero alla dirigenza bianconera: “Anche il comportamento dei calciatori è causato dall’assenza della società. Quando c’era Boniperti, decideva tutto per i calciatori, anche i loro ingaggi. Moggi, addirittura, vietava ai calciatori di portare perfino gli orecchini. Non basta prendere a calci una bandierina, come fatto da Nedved, ma bisogna educare i giocatori, far capire loro, il valore della maglia che indossano”.