Vallone: “Moratti vuol dare lezioni ad Agnelli, ma lui è orgoglioso della prescrizione dell’Inter?”

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A seguito della vittoria contro la Sampdoria, la Juventus ha conquistato il suo nono scudetto consecutivo, e ha provveduto ad aggiornare il numero presente sulla facciata dell’Allianz Stadium, che riporta il numero degli scudetti conquistati: 38.

Ma anche quest’anno non potevano mancare le polemiche sul numero totale dei campionati vinti dalla Juventus, e a non essere d’accordo con il conteggio tenuto dalla Vecchia Signora è l’ex presidente dell’Inter, Massimo Moratti, che ha commentato: “Mi sa che dovevano scrivere 36, alle volte bisogna avere un po’ più di memoria“.

A rispondere al pungente commento dell’ex numero uno nerazzurro è Nicolò Vallone su ilbianconero.com:

“Questo Ufficio ritiene che le condotte fossero certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica in favore della società Internazionale FC, mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparzialità ed indipendenza, che devono necessariamente connotare la funzione arbitrale”.

L’ufficio in questione è quello del procuratore federale Stefano Palazzi, mentre la condotta citata va ricercata nelle celeberrime intercettazioni telefoniche riguardanti Giacinto Facchetti, che da presidente dell’Inter nel biennio 2004-2006 intrattenne “una rete consolidata di rapporti, di natura non regolamentare, diretti ad alterare i principi di terzietà, imparzialità e indipendenza del settore arbitrale“.

I virgolettati sono quelli della sentenza della Giustizia Sportiva emessa il 4 luglio 2011, che dimostrava come negli anni di Calciopoli poteva anche essere in atto un sistema poco limpido, ma che l’Inter ne faceva parte tanto quanto gli altri club coinvolti e condannati.

La Juventus fu retrocessa in Serie B, con conseguente smantellamento di buona parte della rosa, e le vennero revocati due scudetti vinti sul campo.

Gli stessi che oggi vengono conteggiati dal club bianconero e compresi in quel numero 38 che giganteggia all’ingresso dell’Allianz Stadium.

Una questione sulla quale Massimo Moratti, patron nerazzurro all’epoca dei fatti, oggi ha emesso la sua, di sentenza: “Mi sa che dovevano scrivere 36, alle volte bisogna avere un po’ più di memoria. Non lo dico per polemica, anche perché sono amico di Andrea Agnelli, ma io di quel periodo storico non andrei tanto orgoglioso“, ha detto a Radio Kiss Kiss.

Verrebbe da chiedersi se invece Moratti vada orgoglioso di quel periodo storico. Di come la sua Inter, dopo anni che non riusciva a superare la Juventus neppure quando tutto sembrava pronto (vedi 5 maggio 2002), sia riuscita a dominare per un quinquennio il calcio italiano grazie a Calciopoli.

Una Calciopoli che, oltre a toglierle di mezzo la concorrenza, ha assegnato all’Inter uno scudetto a tavolino permettendole di recitare la parte degli “onesti del calcio italiano”.

Una Calciopoli che poi si è dovuta ricredere, dimostrando ormai troppo tardi che “Moratti, in considerazione dei temi trattati con il designatore e della frequenza dei contatti intercorsi, appare in violazione dell’art. 1 del Codice di Giustizia Sportiva” e che “le condotte in parola siano tali da integrare la violazione, oltre che dei principi di cui all’art. 1, comma 1, CGS, anche dell’oggetto protetto dalla norma di cui all’articolo 6“.

Articoli 1 e 6, gli stessi per cui fu condannata la Juventus nel 2006. E per i quali invece l’Inter è stata prescritta nel 2011.

Ha ragione Moratti: a volte bisogna avere un po’ più di memoria…”.