lunedì, 22 Aprile 2024

Bosco: “Il grande complotto anti-Juve”

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Sapete chi è Federico Cafiero de Raho? Oggi è un parlamentare dei 5 Stelle. Ma prima di diventarlo, è stato il procuratore nazionale antimafia. Il magistrato che aveva avocato a sé tutti i poteri. Secondo il pm Laudati (capo dello spione Striano: oltre 40.000 accessi in quattro anni) era lui che voleva “vederci chiaro”: oltre che sui conti delle persone indagate, anche in quelli della gente non comune e persino su quelli del lattaio”, le parole del giornalista.

“Ergo, per sapere chi c’è dietro all’immensa “fogna” di Perugia (attenzione, perché la vocazione all’insabbiamento da parte della politica, quando in ballo ci sono certe verità, è forte e, come si può evincere, il clamore sulla vicenda si è già placato), l’unica sarebbe costringere De Raho a vuotare il sacco”.

“De Raho deve parlare. E deve spiegare l’ossessione della Spioni Spa per la Juventus. Per i conti dei suoi giocatori, del suo presidente, del suo allenatore”.

“Oggi, a fronte delle rivelazioni (ancora poche, pochissime, peraltro) già apparse su alcuni organi di stampa, siamo in grado di dire che il “complotto” contro la Juventus c’è stato. Che probabilmente il complotto (che ha toccato solo la Juventus, escludendo ogni altra società calcistica italiana) è stato ordito per “punirla” per la sua propensione alla Superlega”.

“E se è vero (come è vero) che anche Gravina è finito nel tritacarne degli spioni, altrettanto vero è che non si è mai visto un presidente che si fa indagare, benché su di lui (nonostante gli spifferi usciti siano delle “bombe”) non sia in atto alcuna indagine. Exusatio non petita, accusatio manifesta? Nel medioevo il proverbio era assai popolare ed è transitato intatto nel tempo fino ai nostri giorni. La Juventus è stata “fottuta” da una congiura di un Palazzo i cui componenti non necessariamente si occupano di calcio”.

“La macchina del fango si è messa in moto con il fasullo “caso Suarez”. Un (ex) cancelliere della Procura di Perugia, Raffaele Guadagno, foraggiava i giornalisti. Antonio Massari del “Fatto quotidiano” in particolare. Guadagno, il 19 dicembre dello scorso anno, ha patteggiato una pena di un anno e due mesi per “fuga di notizie”.

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