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martedì, 31 Gennaio 2023

Bosco: “Moviolisti di Gazzetta e CorSport non si arrendono neppure davanti all’evidenza. Insinuano dubbi contro la Juve”

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Il giornalista di fede bianconera Andrea Bosco non ci sta e affida il suo sfogo alle colonne di Tuttojuve. Il motivo: l’acrimonia con la quale la Juventus viene giudicata a tutti i livelli:

È diventata oscena. Una caccia alle streghe. La Juventus storicamente non sa difendersi: quasi che farlo sia un atto “volgare“. E non parlo dei miserizzi che spargono fango per professione e il cui astio ha radici pelose”.

Parla “della “Gazzetta dello Sport“ e del “Corriere dello Sport“. Dei loro moviolisti. Che neppure davanti all’evidenza si arrendono. Hanno espresso dubbi sui due gol annullati alla Cremonese. Li insinuano, i dubbi”.

Lo scrittore spiega come “Neppure la certosina spiegazione di Graziano Cesari a “Pressing“ (sul primo gol annullato, Ayroldi fischia su segnalazione del guardalinee che è in posizione perfetta per valutare il fuorigioco. Sul secondo gol ci sono due falli, uno prima del tiro- spinta “ponte“ ai danni Danilo, uno subito dopo – ad azione già fermata dall’arbitro – con piede a martello di un giocatore della Cremonese) li ha convinti”.

Ma se i moviolisti non si sono arresi all’evidenza, “Riccardo Trevisani, opinionista ex Sky e ora a Mediaset si è esibito in un spericolato ragionamento (bacchettato dai compagni di trasmissione e in particolare da Sandro Sabatini) definendo “impossibile“ l’approccio da parte della Juve alla vetta del campionato”.

E ancora: “Ma se la Juventus è alla settima vittoria consecutiva in campionato e da sette turni non prende gol, Allegri sarà anche fortunato, ma come ha spiegato – con competenza, Marco Bucciantini nel Club di Caressa a Sky, al netto del gioco (latitante) la Juve ha acquisito una “identità“. E come l’amico Umberto Zappelloni ha spiegato a “Pressing“, Allegri con i tanti giovani messi in campo a Cremona sta mettendo le basi per la “Juve che verrà“. Come fecero Boniperti e Allodi negli anni Settanta con la Juve del povero Picchi poi finita nelle abili mani di Cesto, zio di Zeman”.

Non si vincono sette gare di fila per sola fortuna.

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