lunedì, 6 Dicembre 2021

Sconcerti prova a spiegare le ragioni della crisi: “Dai vertici alle basi dirigenziali non c’è più storia della Juve. Manca chi deve insegnare oggi il senso vero della Juve”

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Mario Sconcerti prova a spiegare le ragioni della crisi della Juventus anche alla luce della sconfitta dei bianconeri a Verona.

Attraverso le colonne del Corriere della Sera il giornalista si chiede “che cosa sia davvero successo in questi due anni che hanno cambiato la Juve. Perché sono costati 700 milioni in aumenti di capitali decisi non per investire ma per coprire perdite. La differenza dei calciatori è tutta lì”.

Ma secondo il giornalista “ci sono confronti altrettanto importanti. Alla partenza della stagione 2017, il presidente onorario era Giampiero Boniperti. Ceo era Marotta, direttore sportivo Paratici”.

Invece “oggi dopo Agnelli è rimasto Nedved. Dai vertici alle basi dirigenziali non c’è più storia della Juve, è difficile pensare ormai anche Nedved come esempio della grande cultura juventina”.

Sconcerti prova a spiegare meglio con un esempio: “È come se il giovane Agnelli, l’intera nuova generazione delle varie anime della famiglia, si fosse chiusa sulla propria gioventù rifiutando il passato. Non c’è più tradizione, senso dei costumi, in questa Juve. Non tramanda”.

Perché eliminare da ragazzi Del Piero, Vialli, Tardelli, lo stesso Chiellini, Platini? Chi insegna oggi il senso vero della Juve? Di fedele è rimasto Allegri, che però ha un difetto: ha un contratto che lo rende più forte della stessa Juve: quattro anni a 9 milioni netti, una settantina nel totale lordo. Tra i suoi dirigenti, chi può essere sicuro di essere ancora lì fra quattro anni? Forse nemmeno Agnelli”, scrive ancora Sconcerti.

In conclusione secondo il giornalista “come si è visto in quest’ultima disastrosa settimana, hai voglia ad alternarle i giocatori, a cambiarli, a dare più minuti all’uno piuttosto che all’altro. Il prodotto non cambia. E quando va così significa che la crisi è più profonda di quanto i risultati raccontino. E chiama in causa, in rigoroso ordine gerarchico, società, allenatore e giocatori”.

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