Riapertura Stadi, il Presidente della Regione Piemonte: “Stadium più sicuro di un supermercato”

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L’ultimo decreto del Premier Conte, ha confermato gli stadi chiusi sino al 7 ottobre, stoppando di fatto il Piano Sicurezza stilato da Juventus e Regione Piemonte, per consentire al club bianconero di disputare le prime gare di campionato (compresa quella col Napoli del 4 ottobre) con un minimo di pubblico.

Il Presidente della regione Alberto Cirio spiega ai microfoni di Tuttosport le motivazioni che hanno portato il Governo a vietare l’ingresso alla stadio.

Ho sentito le valutazioni del Presidente Conte, che sono difformi da quelle che aveva espresso il Ministro Spadafora. Non è la prima volta che assistiamo ad una diversità di linea di condotta”, dice in apertura Cirio.

“Ma ho anche constatato che c’era disunione tra le società di calcio: non tutti erano pronti come la Juventus. Ho parlato con il presidente Agnelli i primi giorni di agosto, dopo il decreto di inizio mese, e i nostri uffici hanno lavorato alacremente e prodotto un dossier ben fatto. Lo abbiamo trasmesso a Roma. Non tutte le altre società d’Italia hanno dimostrato pari vivacità”.

Poi ancora sulla Juve: “Innanzitutto la serietà della società. La partita di calcio è già di per sé un momento delicato e quindi sottoposto a misure di sicurezza straordinarie. Basti pensare che mentre osservi l’incontro c’è gente che passa il tempo a guardarti: gli steward, che danno le spalle al campo”, prosegue il Governatore piemontese.

Quindi “stiamo già parlando di una situazione molto presidiata. Ora si tratta di declinare questo presidio per garantire la sicurezza e l’osservanza delle norme anti-contagio. Stiamo parlando di uno stadio da 40mila persone in cui metti neanche 8mila tifosi”.

Il numero esatto è di 8.500 unità, ma sono considerati i calciatori, lo staff, i giornalisti. Dunque si scende a 7.500 tifosi circa. Il nostro piano prevede l’ingresso scaglionato: per cui se Alberto Cirio è atteso alle 19.40 e arriva 10 minuti dopo, non entra più. Anche durante afflussi e deflussi è possibile evitare assembramenti. Tutti gli ingressi dello Stadium divisi per 7mila persone: vuol dire neanche mille persone a gate. Capite perché dico che è più facile che si crei assembramento in un supermercato?“, spiega il presidente.

E ancora: “Vorrei ricordare che io, in accordo con il Prefetto, il 4 marzo ho fatto in modo che non si giocasse Juventus-Milan. Se avessi scelto diversamente il Governo me l’avrebbe consentito. Quando era il momento lo stadio l’ho chiuso, con 40mila biglietti già venduti, perché era giusto farlo. Una decisione che ha evitato accadesse quello che è successo in altri stadi. Dunque ora non è questione di compiacere qualcuno o cercare consenso. E’ un ragionamento di carattere obiettivo e pratico: è possibile tornare alla normalità facendo le cose bene”.

Il Presidente ribadisce, prendendo atto della decisione del Governo centrale che “fino al 7 di ottobre dovrebbe esserci il blocco. Ma io attendo ancora di sapere le valutazioni del Cts nazionale: mi daranno una valutazione di rischio che nulla ha a che fare con il decreto di Conte. Poi lo Stadio non lo si aprirà lo stesso, perché il Dpcm non lo prevede, ma ci faremo trovare pronti per dopo il 7 ottobre”.