Capitan Chiellini: “In B, avevo 21 anni e tante offerte, ma dove andavo? Ero alla Juve”

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L’autobiografia del capitano della Juventus, Giorgio Chiellini, nelle scorse settimane non ha mancato di far discutere, in particolare per via dei commenti rivolti a Mario Balotelli e Felipe Melo e delle rivelazioni su Arturo Vidal.

Ma nell’autobiografia di Chiellini trova ampio spazio anche il racconto della sua lunga avventura in bianconero:

“Sul campo lo scudetto lo avevo già vinto nel 2006, ero giovane, avevo messo insieme 23 presenze in partite vere, quelle importanti Capello me le faceva giocare tutte. Insomma, mi era sembrato fin troppo facile, non me n’ero quasi reso conto.

Poi la B era stata una festa, avevo 21 anni, tante offerte, ma dove andavo? Ero alla Juve.

Il Chiellini-bandiera è nato in seguito, negli altri 14 anni bianconeri.

Dopo l’immediato ritorno nella massima serie, il terzo e il secondo posto in A con Ranieri sono stati una rinascita, mentre i due settimi posti successivi un’agonia, da stare male fisicamente.

Al termine del campionato 2010/2011 da 87 chili ero sceso a 82, non esagero se dico che rischiai di ammalarmi: la peggiore stagione della mia carriera.

Un po’, bisogna dirlo, per il modo di giocare di Delneri, persona eccezionale ma zonista puro, integralista. Gli voglio bene, ogni tanto ci viene a trovare con i nipotini, a quel tempo era il papà di tutti noi giocatori ma certi concetti non li puoi sempre applicare con i campioni, con loro gli estremismi tattici non funzionano in automatico.

Per fortuna, in certi casi accade che i giocatori siano talmente forti da non subire troppo il contraccolpo“.

Chiellini nel suo libro ha anche rivelato di essere stato ad un passo dall’addio alla Juve:

“Nel 2010 potevo passare al Real Madrid e nel 2011 al Manchester City, non ci sono andato molto lontano: dopo i due settimi posti ci pensai seriamente.

Nel primo caso, il mio agente aveva parlato con un mediatore del Real, ci andammo abbastanza vicini ma a Madrid era appena arrivato Mourinho che pretese a ogni costo l’acquisto del suo connazionale Ricardo Carvalho. E anche la Juventus fu contenta di tenermi, era appena entrato Marotta in qualità di direttore generale”.