Corte Ue, svolta sulla giustizia sportiva: Agnelli e Arrivabene incassano una decisione storica. Avv. Spallone: “Non siamo alla sentenza Bosman, ma non manca molto”

Condividi

spot_img

La Corte di giustizia dell’Unione europea dà ragione ad Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene e apre un nuovo capitolo per la giustizia sportiva italiana. La decisione della Corte UE, relativa alle cause riunite C-424/24 e C-425/24, potrebbe infatti modificare in maniera significativa i rapporti tra l’ordinamento sportivo e quello statale.

Il punto centrale della pronuncia riguarda la possibilità di impugnare davanti al Tar le decisioni della giustizia sportiva, superando di fatto una barriera che per anni ha limitato il controllo della giustizia amministrativa sulle decisioni degli organi federali.

Una svolta che potrebbe avere conseguenze importanti anche per il futuro dei procedimenti disciplinari nel mondo dello sport.

Corte UE, cambia il rapporto tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria

La decisione della Corte di Giustizia dell’Unione europea introduce un principio destinato a far discutere: le decisioni definitive della giustizia sportiva non rappresenterebbero più necessariamente l’ultimo passaggio possibile per chi intende contestarle davanti alla giustizia statale.

A spiegare la portata della pronuncia è stato l’avvocato Giorgio Spallone, esperto di diritto sportivo, intervistato da ItaliaOggi.

Il legale ha sintetizzato così la portata della decisione:

“Non siamo alla sentenza Bosman, ma non manca molto”.

Un paragone particolarmente significativo. La sentenza Bosman ha infatti cambiato radicalmente il calcio europeo, modificando le regole relative ai trasferimenti dei calciatori e alla libera circolazione dei giocatori all’interno dell’Unione Europea.

Secondo Spallone, la decisione odierna potrebbe non avere ancora quella portata, ma rappresenta comunque un passaggio di enorme rilevanza per l’equilibrio tra autonomia dello sport e tutela giurisdizionale.

Agnelli e Arrivabene, il caso torna al Tar del Lazio

La vicenda riguarda direttamente Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene, che avevano presentato ricorso nell’ambito del procedimento sfociato nelle sanzioni della giustizia sportiva.

Il fascicolo torna ora davanti al Tar del Lazio, ma con una differenza sostanziale rispetto al passato. Il giudice amministrativo potrà infatti occuparsi non soltanto dell’eventuale richiesta di risarcimento, ma anche della domanda di annullamento della decisione della Corte federale d’appello della FIGC.

Lo ha spiegato lo stesso Spallone:

“Ora il fascicolo è ritornato al Tar del Lazio, che potrà pronunciarsi non solo sulla domanda subordinata di risarcimento del danno, ma – questa la novità – anche su quella principale di annullamento della decisione della Cfa Figc. Potrà quindi entrare nel merito della decisione divenuta definitiva per la giustizia sportiva e riesaminare la pronuncia della Corte federale d’appello che aveva inflitto ai ricorrenti 24 mesi di inibizione. Questo rappresenta il passaggio storico. Finora, infatti, la giustizia endofederale, seguita dal sindacato di sola legittimità del Collegio di garanzia dello sport del Coni, poneva la parola fine al contenzioso relativo alle sanzioni disciplinari comminate ai sensi del Codice di giustizia sportiva. Da oggi non sarà più così”.

È proprio questo il passaggio destinato a fare la storia della giustizia sportiva italiana: la possibilità per il giudice amministrativo di riesaminare nel merito una decisione disciplinare che, fino a oggi, avrebbe rappresentato il punto conclusivo del percorso all’interno dell’ordinamento sportivo.

La giustizia sportiva perde la sua ultima parola?

La pronuncia della Corte UE riapre quindi il dibattito sull’autonomia della giustizia sportiva.

Il principio dell’autonomia dell’ordinamento sportivo rimane centrale, ma secondo l’interpretazione emersa dalla decisione europea non può essere considerato assoluto quando entrano in gioco diritti e garanzie tutelati dall’ordinamento dell’Unione.

Spallone sottolinea proprio questo aspetto:

“L’aspetto davvero rivoluzionario è la caduta della barriera, prima invalicabile, che separava la giustizia sportiva da quella ordinaria. Del resto, lo stesso ministro Abodi ha ricordato che l’autonomia della giustizia sportiva è un principio essenziale, ma non assoluto”.

Un principio che potrebbe avere conseguenze non soltanto sul caso Agnelli-Arrivabene, ma anche su numerosi procedimenti futuri riguardanti società, dirigenti e tesserati.

Più ricorsi e tempi più lunghi: i rischi della nuova situazione

La nuova possibilità di rivolgersi al Tar potrebbe però produrre anche effetti collaterali. Se le decisioni della giustizia sportiva potranno essere sottoposte a un ulteriore vaglio davanti alla giustizia amministrativa, è prevedibile un aumento dei ricorsi e, conseguentemente, un allungamento dei tempi dei procedimenti.

Lo stesso Spallone mette in guardia da questo rischio:

“La pronuncia comporterà inevitabilmente un allungamento dei tempi e un prevedibile aumento degli organi chiamati a pronunciarsi sulla stessa controversia, con il rischio, o meglio la certezza, di conflitti produttivi di ulteriore contenzioso. Scongiurare questo rischio sarà la vera sfida”.

Il nuovo scenario potrebbe quindi richiedere un intervento per definire con maggiore precisione competenze, tempi e rapporti tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria.

La svolta arriva dalla Corte UE, non dal legislatore

Un altro elemento sottolineato dall’avvocato riguarda l’origine del cambiamento. A modificare l’equilibrio non è stata una riforma approvata dal Parlamento o una modifica dei regolamenti sportivi, ma una pronuncia dei giudici europei.

Spallone lo evidenzia chiaramente:

“La vera riforma l’hanno fatta i giudici dell’Ue. Per contro, le riforme sono compito del legislatore, per quanto riguarda lo Stato, e degli organismi federali e del Coni, per quanto riguarda lo sport”.

La decisione della Corte di Giustizia UE potrebbe dunque rappresentare l’inizio di una nuova fase per il sistema sportivo italiano.

Corte UE e giustizia sportiva: cosa cambia adesso

Il caso Agnelli e Arrivabene assume quindi un’importanza che va oltre la singola vicenda. Il ritorno del procedimento davanti al Tar del Lazio apre infatti la strada a un possibile nuovo rapporto tra FIGC, giustizia sportiva e giustizia amministrativa.

La vera novità è la possibilità che una decisione disciplinare già diventata definitiva all’interno dell’ordinamento sportivo possa essere sottoposta a un ulteriore esame nel merito.

Per questo motivo, la frase di Spallone — “Non siamo alla sentenza Bosman, ma non manca molto” — fotografa bene la portata del momento.

La partita sulla riforma della giustizia sportiva è appena iniziata e la decisione della Corte UE potrebbe rappresentare uno spartiacque destinato a produrre effetti anche ben oltre il caso Agnelli-Arrivabene.

Condividi

Leggi anche

Ultime notizie