venerdì, 19 Agosto 2022

Birindelli: “5 maggio, l’anno orribile dell’Inter? Si, perché il calcio ti dà ciò che meriti e ti toglie ciò che non meriti”

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Il 5 maggio 2002, l’anno orribile dell’Inter di Cuper che ha consegnato lo scudetto all’ultima giornata alla Juventus, consegna sempre nuovi aneddoti.

Uno di questi è stato raccontato dall’ex bianconero Alessandro Birindelli:

“Onestamente contro l’Udinese ci credevamo tutti, dal primo all’ultimo componente della rosa. C’era un clima speciale, differente, si respirava l’atmosfera dell’impresa”, ha detto Birindelli ai microfoni di Tuttosport.

È stato fondamentale il ruolo di Marcello Lippi nel caricare quella partita: ci continuava a dire, nelle settimane precedenti, che avremmo dovuto lottare fino all’ultimo, senza gettare la spugna. Noi alcune volte ci guardavamo e ci dicevamo: “Ma questo è un pazzo”. Non capivamo dove trovasse quella speranza così feroce, come riuscisse a trovare le energie per trasmetterci quella positività. E ha avuto ragione lui: dovevamo fare il nostro percorso, solo così la sorte ci avrebbe ridato quanto perso due anni prima”.

E poi ancora: “Nel 2000 perdemmo quello scudetto durante una partita surreale a Perugia: i reduci di quella stagione sapevano che avevano un conto in sospeso con la fortuna, quasi come fosse un assegno da ritirare in banca”.

Infine ammette Birindelli: Udine è stata la giusta ricompensa anche ai sacrifici che facemmo nello sfortunato biennio di Carlo Ancelotti, nel quale fummo penalizzati ben oltre i nostri demeriti. La ruota gira? Si, ne sono certo: i conti alla fine tornano sempre. Il calcio ti dà ciò che meriti e ti toglie ciò che non meriti. Esattamente come le gare sfortunate o i torti arbitrali: tutto si compensa, prima o poi. Udine è stata la compensazione di Perugia, almeno per tutti coloro che erano presenti quel dannato giorno. Sapevamo che avremmo dovuto riscattare quella giornata e così è andata”.

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