Da Tudor a Spalletti: quanto è cambiata la Juventus?

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Il 27 ottobre 2025 la Juventus ha esonerato Igor Tudor e tre giorni dopo ha affidato la panchina a Luciano Spalletti. Quasi un anno dopo, il bilancio del cambio di guida tecnica è meno netto di quanto la società sperasse. La Juve è cambiata nel modo di giocare, ma i risultati non hanno ancora segnato una svolta vera. Il comunicato ufficiale della Juventus del 27 ottobre 2025 conferma l’esonero di Tudor: quella decisione, arrivata dopo la lunga serie senza vittorie, è quindi il punto di partenza concreto per misurare il passaggio alla gestione Spalletti.

La Juve di Tudor

Tudor era arrivato il 23 marzo 2025 al posto di Thiago Motta, con il compito di salvare la qualificazione alla Champions League. Ci era riuscito all’ultima giornata, vincendo 3-2 a Venezia e chiudendo al quarto posto. La sua Juve giocava con il 3-4-2-1, il sistema che il tecnico croato aveva già proposto in altre esperienze: difesa a tre, esterni a tutta fascia e due trequartisti alle spalle della punta, con un calcio fatto di intensità e pressione alta. La nuova stagione era partita bene, con tre vittorie consecutive, tra cui il 4-3 all’Inter. Poi il crollo: otto partite di fila senza vittorie tra Serie A e Champions League. I numeri che hanno portato all’esonero del tecnico croato portano un bilancio finale di 24 partite, con 10 vittorie, 8 pareggi e 6 sconfitte, 39 gol fatti e 29 subiti e una media di 1,58 punti a partita. In Serie A, considerando le due stagioni, aveva raccolto 30 punti in 17 gare, una media di 1,76.

La Juve di Spalletti

Spalletti arrivava dall’esperienza alla guida della Nazionale, conclusa nel giugno 2025, e aveva nel curriculum lo scudetto vinto con il Napoli nel 2022-23. Alla Juve ha portato un’idea di calcio diversa, più orientata al possesso e al controllo del gioco. In questa stagione è partito dal 4-2-3-1, ma ha dimostrato di non essere legato a un solo sistema: dopo le prime giornate ha cambiato assetto più volte per adattarsi agli uomini a disposizione, complice un’infermeria piena. I numeri, però, raccontano una crescita limitata. Nel campionato 2025-26 la Juve di Spalletti ha tenuto una media punti solo leggermente superiore a quella di Tudor e la stagione si è chiusa al sesto posto con 69 punti, fuori dalla Champions League e a due lunghezze dal Como quarto. Un risultato che ancor prima di averlo acquisito aveva portato Spalletti a pensare alle dimissioni. Così non è stato e l’allenatore toscano ha continuato a guidare i bianconeri.

Cosa è cambiato davvero

Le differenze più evidenti sono tattiche. Con Tudor la Juve cercava il recupero alto del pallone e la verticalizzazione rapida, con Spalletti prova a costruire con più pazienza. Il mercato estivo ha poi cambiato il volto della rosa: tra gli altri sono arrivati Kerim Alajbegović dal Bayer Leverkusen, Randal Kolo Muani a titolo definitivo dal Paris Saint-Germain e Jeff Ekhator dal Genoa. Restano invece alcuni problemi strutturali, come la ricerca di un riferimento offensivo stabile e una difesa che fatica a trovare continuità. E rimane la sensazione di una squadra in costruzione da troppo tempo: in poco più di due anni si sono alternati tre allenatori, da Thiago Motta a Spalletti passando per Tudor, senza che la media punti cambiasse in modo significativo. Rimane il fatto che come allora la Juve sta perdendo terreno in classifica e la fiducia dei tifosi. Anche i supporter delle altre squadre, i giornali sportivi e le varie quote sulla Serie A ritengono formazioni come Inter e Roma più attrezzate rispetto a quella bianconera per questa stagione.

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