Il calendario della Serie A 2026/27 è stato presentato con il consueto slogan: “algoritmo neutro, massima equità per tutti”. Eppure, osservando la distribuzione degli impegni delle big, qualche domanda sorge spontanea.
Da una parte c’è l’Inter, che sembra aver pescato la mano migliore: partenza sulla carta più morbida, assenza di cluster di big match e una gestione degli impegni che potrebbe consentire di arrivare ai momenti decisivi della stagione con meno energie sprecate.
Dall’altra troviamo Juventus e Napoli, chiamate invece ad affrontare un percorso decisamente più accidentato, tra scontri diretti ravvicinati, trasferte impegnative e periodi della stagione che rischiano di trasformarsi in veri e propri tour de force.
Il problema non è chi viene favorito
Sia chiaro: nessuno pretende che tutte le squadre abbiano lo stesso identico calendario. Sarebbe impossibile.
Il problema nasce quando l’algoritmo, presentato come uno strumento di assoluta imparzialità, produce risultati che sembrano premiare alcuni club e complicare enormemente il cammino di altri.
Perché se l’Inter evita determinati incastri mentre Juventus e Napoli si ritrovano a disputare serie di partite pesantissime nello stesso periodo, è legittimo chiedersi quali siano i criteri utilizzati.
L’algoritmo non sbaglia… ma qualcuno lo programma
Negli ultimi anni si è abusato del termine “algoritmo”, quasi fosse una divinità infallibile.
Ma un algoritmo non prende decisioni autonome: segue regole stabilite dall’uomo.
E allora la domanda diventa inevitabile:
Quali priorità sono state inserite?
Quali vincoli hanno avuto maggiore peso?
Perché alcune società sembrano beneficiare di una distribuzione più favorevole degli impegni?
Trasparenza significherebbe rendere pubblici tutti i criteri adottati, permettendo a tifosi e addetti ai lavori di comprendere realmente il processo.
Il calcio vive di dettagli
Una sequenza di tre big match consecutivi può cambiare una stagione.
Un ciclo di trasferte difficili può compromettere la corsa allo scudetto.
Una distribuzione più equilibrata può consentire di gestire meglio gli impegni europei.
Nel calcio moderno i dettagli fanno la differenza, e il calendario è uno di quei dettagli che possono incidere parecchio.
La vera questione
Il punto non è sostenere che esista un complotto o che qualcuno decida il campionato a tavolino.
Il punto è che, quando si parla di competizione sportiva, l’equilibrio deve essere non solo garantito, ma anche percepito.
Perché se milioni di tifosi guardano il calendario e hanno l’impressione che qualcuno parta con un vantaggio e qualcun altro con un handicap, il problema non è la polemica.
Il problema è la fiducia.
E forse, più che continuare a ripetere che “l’algoritmo è neutro”, sarebbe il caso di spiegare nel dettaglio come funziona.
Perché nel calcio, come nella vita, la trasparenza è il miglior antidoto ai sospetti. E quando un calendario fa discutere ancora prima che il campionato inizi, qualche domanda è più che legittima.
